Informazioni di base

La strada che ti porta dritto alla professione attiva

Sei giovane e stai pensando al futuro? Gli studi teorici senza fine non fanno per te? Preferisci avere in mano una formazione professionale che ti assicura un lavoro solido? Allora la formazione professionale dell’Alto Adige è la scelta giusta per te. Una strada che ti porta a moltissime professioni di tipo tecnico, artistico, artigianale, ma sempre con i piedi ben saldi per terra. L’Agenda Apprendisti dell’IPL è al tuo fianco in questo percorso formativo.

Per prima cosa, consulta l’elenco delle professioni per le quali è disponibile la formazione ed il riconoscimento del titolo in Alto Adige, nella sezione 4 dell’Agenda Apprendisti oppure su http://lexbrowser.provinz.bz.it.

I titoli conseguiti in Austria, Germania e Svizzera possono essere riconosciuti soltanto se corrispondono ad un quadro professionale già esistente in Alto Adige.

Formazione professionale duale & molto altro

  • In Alto Adige la formazione professionale può seguire percorsi diversi:
    la formazione professionale “duale” come apprendista, che prevede allo stesso tempo un lavoro presso un’azienda (80%) “formatrice” unitamente alla frequenza di una scuola professionale (20%). Il percorso si conclude con una “Qualifica” dopo un apprendistato di 3 anni e con un Diploma di formazione professionale dopo un apprendistato di 4 anni. Per chi ha svolto professioni artigianali, sull’attestato viene aggiunto il titolo di “lavorante artigiano” (Geselle).
  • La scuola professionale a tempo pieno (100%), che di solito si completa dopo tre anni con un diploma professionale.
  • Al termine dell’apprendistato o della scuola professionale, si può completare il percorso fino al 5° anno ed ottenere il diploma di maturità professionale oppure il titolo di maestro artigiano. Ulteriori informazioni sono contenute nella 3° parte dell’Agenda Apprendisti e sul sito della Provincia autonoma di Bolzano www.provincia.bz.it/formazione-lingue/formazione-professionale/formazione-lavoro-apprendistato-maestro-professionale.asp

L’opuscolo “Faccio l’apprendista” della Provincia autonoma di Bolzano spiega bene tutti i requisiti e i passi necessari per avviare una carriera formativa professionale.

Cosa significa essere apprendista?

Apprendista è colui che viene impiegato, con un contratto scritto di apprendistato, da un’azienda autorizzata alla formazione di apprendisti. L’azienda si impegna a trasmettere all’apprendista tutte le nozioni ed abilità pratiche importanti per il mestiere fino al termine dell’apprendistato.

Un posto da apprendista. Pronti? Via!

Hai già in mente che lavoro ti piacerebbe fare? Bene, ora la domanda è: presso chi e dove vorresti lavorare? La migliore scuola purtroppo serve a poco, se poi non si riesce a trovare una buona realtà aziendale disposta a formarti. Una volta trovata l’azienda giusta per te, sarai già à metà strada verso la conquista di un buon futuro; ma non sempre è facile. Ecco perché bisogna attivarsi per tempo!

Piccoli consigli per la ricerca di un posto da apprendista:

  • fai una lista delle aziende nelle quali ti piacerebbe lavorare
  • Contattale telefonicamente oppure presentati di persona, anche se al momento non stanno cercando apprendisti
  • Attivati tu in prima persona e non lasciare che siano i tuoi genitori a farlo. I tuoi familiari ti potranno sostenere dietro le quinte ed accompagnare poi al colloquio di presentazione
  • Consulta attentamente gli annunci sui giornali (es. WIKU, Alto Adige), i siti delle aziende, la Borsa lavoro della Provincia (https://ejob.civis.bz.it/it), così come i siti delle associazioni di categoria; per l’artigianato lvh APA (www.lvh.it), per l’accoglienza e la gastronomia HGV (www.hgv.it) e per il commercio hds (www.hds.it)
  • Rivolgiti ai Centri di mediazione del lavoro di Bolzano, Merano, Silandro, Egna, Bressa-none-Vipiteno e Brunico. Gli indirizzi li puoi trovare in internet.

Limite di età: dai 15 ai 25 anni

Possono usufruire di un contratto di apprendistato i giovani che, al momento dell’assunzione, abbiano compiuto i 15 anni di età e non abbiano superato i 25. Vige un assoluto divieto di lavoro fino al termine dell’obbligo scolastico, e comunque fino al compimento del 15esimo anno di vita.

Quadro normativo

I diritti e i doveri specifici di un rapporto di formazione e lavoro nell’apprendistato sono definiti dal Contratto collettivo nazionale del lavoro di ogni settore, da eventuali accordi aziendali (nelle grandi aziende) o da accordi integrativi provinciali validi per tutte le imprese di un determinato settore/comparto. Le norme settoriali per gli apprendisti delle singole professioni sono elencate nella seconda parte dell’Agenda Apprendisti. Il settore di appartenenza delle professioni dipende anche dal contratto collettivo applicato dal datore di lavoro. L’apprendista macellaio, per esempio, potrebbe essere inserito nel settore commercio oppure in quello alimentare. Per qualsiasi dubbio ci si può rivolgere al sindacato.

Il contratto di apprendistato

Il contratto di apprendistato è una particolare tipologia di formazione unita ad un rapporto di lavoro ed è regolamentato dalla legge, dai contratti collettivi nazionali e dalla legge provinciale nr. 12 del 4 luglio 2012 “Ordinamento dell’apprendistato”. Una copia del contratto di apprendistato deve essere consegnata all’apprendista all’inizio del rapporto.

Attenzione! Le firme apposte su documenti lavorativi sono valide anche per i minorenni. Prima di firmare dei documenti raccogliere tutte le informazioni necessarie e chiedere sempre una copia di ogni documento firmato!

La Provincia ti dà una mano e in più…

Per gli apprendisti la frequenza alle lezioni della scuola professionale è gratuita. I costi di vitto e alloggio durante il periodo di frequenza della scuola professionale vengono in buona parte sostenuti direttamente dalla Provincia oppure vengono rimborsati in seguito. Per gli apprendisti che frequentano corsi a tempo pieno all’estero o in un’altra provincia italiana, le tasse scolastiche e i costi di vitto e alloggio durante la frequenza della scuola vengono, entro i limiti massimi stabiliti, integralmente rimborsati o direttamente sostenuti dalla Provincia autonoma di Bolzano.

Come tutti gli altri studenti, anche gli apprendisti possono avvalersi della possibilità di fruire dell’Alto Adige Pass abo+, disponibile in abbonamento al costo di 20 € / anno per tutti i ragazzi sotto i 18 anni e per i giovani fino a 27 anni al prezzo di 150 € / anno. Per maggiori informazioni rivolgersi all’Ufficio Trasporto Persone della Provincia autonoma di Bolzano. (www.provincia.bz.it/mobilita). Inoltre, agli apprendisti vengono rimborsati due viaggi di andata e ritorno in base alle tariffe dei mezzi di trasporto pubblici. Per ottenere il rimborso, l’apprendista deve presentare domanda. Per maggiori informazioni occorre rivolgersi all’Ufficio Apprendistato e Maestro Artigiano della Provincia autonoma di Bolzano (apprendistato@provincia.bz.it).

I doveri dell’apprendista

  • Svolgere con diligenza le mansioni affidategli e attenersi al regolamento aziendale
  • Rispettare le regole aziendali
  • Seguire puntualmente le istruzioni impartite dal datore di lavoro oppure dal tutor aziendale
  • Mantenere stretto riserbo su segreti aziendali e professionali
  • Trattare con cura i materiali, gli attrezzi e i macchinari affidatigli
  • Informare tempestivamente il datore di lavoro in caso di malattia o altro impedimento
  • Frequentare regolarmente la scuola professionale e attenersi al regolamento interno della scuola
  • Presentare regolarmente gli attestati e le comunicazioni della scuola professionale al datore di lavoro o al tutor aziendale

I doveri del datore di lavoro

  • Nominare un tutor aziendale (che può essere lo stesso datore di lavoro) per la formazione dell’apprendista
  • Garantire un’adeguata formazione in tutti i processi lavorativi conformemente al quadro formativo aziendale
  • Concedere all’apprendista il tempo necessario per frequentare la scuola professionale e per sostenere i relativi esami
  • Controllare la regolare frequenza della scuola
  • Su richiesta, informare chi esercita la potestà e la scuola professionale sull’andamento della formazione dell’apprendista
  • Documentare le competenze acquisite dall’apprendista al termine o all’atto dell’interruzione del rapporto di apprendistato
  • Comunicare all’Ufficio osservazione mercato del lavoro della Provincia autonoma di Bolzano tramite comunicazione obbligatoria unificata l’assunzione dell’apprendista entro il giorno precedente alla data d’inizio del rapporto di lavoro
  • Riconoscere contrattualmente la qualifica professionale acquisita con il superamento dell’esame di fine apprendistato

La scuola professionale

La frequenza della scuola professionale, un giorno alla settimana oppure con frequenza a blocchi, è obbligatoria e deve essere retribuita in quanto considerata a tutti gli effetti orario di lavoro. Gli apprendisti che già posseggono conoscenze professionali specifiche o una formazione generale di grado più elevato, possono essere esonerati, completamente o in parte, dall’obbligo di frequenza.

La decisione in merito spetta al Direttore della scuola professionale. In caso di dimissioni o di risoluzione del contratto di apprendistato, l’apprendista può continuare a frequentare la scuola professionale fino alla fine dell’anno scolastico, ma dovrebbe comunque cercare al più presto un nuovo posto da apprendista.

Periodo di apprendistato

L’apprendistato tradizionale dura 3 o 4 anni (36 o 48 mesi). Le ore di apprendistato effettuate nell’ambito dello stesso percorso professionale in aziende diverse sono conteggiate in maniera cumulativa, anche in caso di interruzione dell’apprendistato. Ora è inoltre possibile prolungare il periodo di apprendistato fino a 1 anno. Questa importante novità è davvero vero un vantaggio per gli studenti delle scuole professionali, soprattutto in vista degli esami di fine apprendistato.

In caso di assenza per maternità (obbligatoria o in congedo parentale), servizio civile, malattia o infortunio sul lavoro della durata superiore a un mese, il rapporto di apprendistato viene esteso per la medesima durata della stessa. È possibile anche ridurre la durata l’apprendistato. A questo proposito, si consiglia di consultare le norme settoriali nella seconda parte dell’Agenda Apprendisti. Nel settore turistico è possibile effettuare l’apprendistato con contratti stagionali.

Periodo di prova

Il contratto di apprendistato prevede inoltre un periodo di prova concordato tra il datore di lavoro e l’apprendista (di norma della durata di 4 – 6 settimane e comunque non superiore alla durata prevista dai contratti collettivi di categoria).

Durante questo periodo sia l’azienda responsabile della formazione che l’apprendista, hanno la facoltà di risolvere il contratto senza alcun obbligo di motivazione. La durata del periodo di prova è stabilita per iscritto nella lettera d’assunzione o nel contratto di apprendistato.

Orari di lavoro

Variano da settore a settore. Vedasi la seconda parte dell’Agenda Apprendisti, sezione “Informazioni di settore”.

Ferie e giorni di permesso

I giovani sotto i 16 anni di età hanno diritto ad almeno 30 giorni di ferie pagate, mentre, a coloro che hanno un’età superiore ai 16 anni spettano almeno 20 giorni o rispettivamente 4 settimane (come stabilisce la Legge per la tutela dei diritti dei minori n. 977/1967). Al posto delle festività soppresse, con una Legge del 1977, vengono concessi permessi giornalieri.

La maggior parte dei contratti collettivi prevede ulteriori giorni di ferie o giornate libere (ad esempio nel quadro di una riduzione generale dell’orario lavorativo). Informazioni più dettagliate si possono ricevere presso i sindacati. Riguardo al calcolo dei giorni di ferie spettanti: il diritto maturato aumenta ogni mese di un dodicesimo; frazioni di mese superiori ai 15 giorni vengono riconosciute come mese intero.

Tutela dei minori

  • I giovani sotto i 18 anni non possono essere sottoposti a lavori pericolosi, pesanti e dannosi per la salute (vedi la Legge sulla tutela dei diritti dei minori 977/1967).
  • L’orario di lavoro dei giovani tra i 15 e i 16 anni non può durare più di 7 ore al giorno e non più di 35 ore alla settimana.
  • L’orario di lavoro dei giovani con età compresa tra i 16 e i 18 anni non può durare più di 8 ore al giorno e non più di 40 ore settimanali
  • La prestazione lavorativa dei minori non può protrarsi senza interruzione per più di 4 ore e mezza. Dopo questo periodo di lavoro il minore ha diritto ad un riposo intermedio di almeno un’ora. I contratti collettivi possono prevedere anche una pausa della durata di 30 minuti.
  • Gli apprendisti minorenni non possono fare straordinari.
  • I minori hanno diritto a due giorni consecutivi di riposo e non lavorano durante le festività. Specifici settori, come ad esempio il settore della ristorazione, possono gestire i giorni di riposo in modo diverso, ma devono comunque garantire un periodo di riposo consecutivo di 36 ore una volta alla settimana. L’orario di lavoro dei minori viene controllato dall’Ispettorato del Lavoro.

Sicurezza sul lavoro

Le normative in vigore (d.lgs. 81/2008 + d.lgs. 106/2009) sono finalizzate alla prevenzione di infortuni sul lavoro e di malattie professionali. La legge esige concretamente:

  • L’elaborazione di un piano di sicurezza e di un registro infortuni in ogni azienda
  • L’istituzione di uno specifico servizio di prevenzione e protezione in ogni azienda
  • La nomina da parte della Direzione aziendale del medico competente
  • Informazioni adeguate e specifici corsi di formazione sull’impiego di macchinari e attrezzi
  • Informazione e formazione generale in merito alla sicurezza sul lavoro rivolta a tutti i lavoratori
  • L’elezione, da parte di tutti i lavoratori dipendenti, di un Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS)
  • Il diritto di accesso del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) eletto a tutti i dati inerenti la sicurezza sul lavoro ed il diritto di essere interpellato dalla Direzione aziendale su tutto ciò che concerne la tutela contro gli infortuni.

Il datore di lavoro è responsabile dell’attuazione di tutte queste misure in azienda. La violazione, il non rispetto o una qualsiasi altra mancata applicazione di tali norme comporta delle responsabilità legali. Anche il dipendente stesso è tuttavia tenuto a provvedere alla salute e sicurezza propria e delle altre persone presenti sul posto di lavoro. Deve attenersi alle istruzioni del datore di lavoro e utilizzare i dispositivi di protezione individuale prescritti; anche i dipendenti, infatti, rispondono di eventuali colpe.

La Ripartizione Lavoro della Provincia autonoma di Bolzano si occupa del rispetto delle normative sulla sicurezza sul lavoro, segue le inchieste sugli infortuni e sulle malattie professionali, oltre a fornire informazione e consulenza. Per le norme sull’igiene nelle aziende è invece competente l’ASL.

In Italia sono stati introdotti con i Decreti legislativi 81/2008 e 106/2009 nuovi testi unici sulla sicurezza del lavoro. L’applicazione della Direttiva europea 33/1994 per la tutela dei minori sul posto di lavoro è stata recepita in Italia con il decreto legislativo n. 345/1999, pubblicato nella gazzetta ufficiale n. 237 dell’8/10/1999.

Non si sa mai!
Tieni a portata di mano i nomi e i numeri di telefono del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS)! Memorizzali sul tuo smartphone!

Diritti sindacali

Compito principale del sindacato è difendere gli interessi dei suoi iscritti (ovvero dei lavoratori dipendenti). A tal fine svolge contrattazioni salariali, offre supporto nelle vertenze di lavoro, ecc. Più iscritti ha il sindacato, più è in grado di imporsi come partner contrattuale nelle trattative con le aziende o con le associazioni datoriali. Allo stesso modo in cui i datori di lavoro si riuniscono in varie associazioni di categoria, è importante che anche i lavoratori si riuniscano in organizzazioni sindacali.

In conformità allo Statuto dei Lavoratori (legge n. 300 del 1970) ogni apprendista, a tutela dei propri interessi, ha diritto di rivolgersi ad un sindacato e diventarne membro per ricevere informazioni o aiuto riguardo ad ogni questione di diritto del lavoro, anche nel caso di misure disciplinari prese nei suoi confronti da parte della Direzione aziendale.

L’adesione ad un sindacato è un dato sensibile tutelato secondo le norme sulla privacy; essa non può comportare eventuali svantaggi o discriminazioni sul posto di lavoro. In aziende con più di 15 dipendenti si può fruire di dieci ore pagate all’anno per partecipare alle riunioni sindacali che si svolgono in azienda.

Ognuno può esprimere liberamente la propria opinione in azienda, qualora essa non sia discreditante oppure contraria alle norme di legge e usufruire del diritto di voto (attivo o passivo) in occasione dell’elezione della rappresentanza sindacale unitaria (RSU), che rappresenta i dipendenti nei confronti della direzione aziendale. L’apprendista che partecipa ad azioni sindacali non può essere sottoposto a misure disciplinari di nessun tipo, né subire limitazioni di altro genere.

La retribuzione

La retribuzione degli apprendisti viene calcolata sulla base di quella percepita da un operaio specializzato. Ad ogni apprendista spetta una tredicesima mensilità (gratifica natalizia). In alcuni settori professionali viene corrisposto anche un salario aggiuntivo (la 14esima) a giugno o luglio. I sindacati di categoria illustrano su richiesta le tabelle salariali. Il contratto integrativo provinciale per l’artigianato, stipulato il 14/07/2016, prevede che il rendimento scolastico incida sulla retribuzione.

Per i nuovi contratti di apprendistato nei settori dell’artigianato stipulati a partire da luglio 2016 vale la seguente regola: se l’apprendista vanta una media scolastica di almeno 7,5 in pagella riceverà un aumento salariale nel successivo anno di apprendistato, altrimenti manterrà la retribuzione ordinaria. A tal proposito, si può fare riferimento alle tabelle salariali nella seconda parte dell’Agenda Apprendisti alla voce “informazioni di settore”.

Tasse, imposte, stipendio netto

Dal salario lordo dell’apprendista viene trattenuta ogni mese una quota del 5,84% (circa) per i contributi sociali. La retribuzione dell’apprendista è soggetta alle trattenute fiscali (IRPEF) previste. Con il proseguire del rapporto di apprendistato e l’aumento della retribuzione aumenta anche la trattenuta fiscale.

Il calcolo, qui di seguito presentato, fa riferimento al salario di un apprendista del settore metallurgico al secondo anno di apprendistato. Tale calcolo vuol far comprendere come si arriva dal salario lordo a quello netto. Il calcolo viene fatto con le formule ed aliquote attualmente in vigore.

Salario lordo mensile 2° anno 895,78 €
Contributi sociali mensili 5,84% -52,31 €
Reddito imponibile al mese 843,47 €
Reddito annuale (con 13esima) 10.965,11 €

Il calcolo delle tasse annuali viene effettuato in base al sistema fiscale progressivo qui riportato:

Reddito Aliquota
Fino a € 15.000 23%
15.001 – 28.000 € 27%
28.001 – 55.000 € 38%
55.001 – 75.000 € 41%
A partire da € 75.001 43%

Calcolo dell’imposta:

Ne risulta la seguente imposta lorda: 10.965,11 € x 23% = 2.521,97 €.

Per arrivare dall’imposta lorda a quella netta vengono tolte le detrazioni spettanti. Le detrazioni vengono calcolate in base al nuovo sistema introdotto nell’anno 2003. In base al rapporto si determina se le detrazioni sulle imposte lorde spettano per intero, in parte o per niente. La detrazione piena per reddito da lavoro dipendente ammonta a 1.880 € per tutto l’anno e viene calcolata in rapporto al reddito. Oltre a questo importo sono previste anche altre detrazioni per familiari a carico. In questo esempio ci limitiamo alla predetta detrazione (senza familiari a carico).

Imposta lorda annuale 2.521,97 €
Detrazione annuale -1.745,00 €
Imposta netta annuale 775,97 €

Calcolo del salario netto

Reddito imponibile 10.965,11 €
Imposta netta -775,97 €
Reddito annuale netto 10.189,14 €
Reddito netto mensile
(13 volte all’anno)
783,78 €

La paga oraria si calcola dividendo la paga mensile di apprendista per 173. (Attenzione: la paga oraria varia in base al contratto collettivo di appartenenza).

Bonus IRPEF

Il bonus IRPEF è previsto per i redditi annui da lavoro dipendente. Con un reddito annuo da lavoro dipendente (come da dichiarazione dei redditi) da 8.174 Euro e fino ad un massimo di 28.000 Euro, vengono riconosciuti 100 Euro mensili (come risultato di un accordo sindacale siglato durante il Governo Conte 2, con il quale è stata ridotta l’imposta sui redditi). Prima del 1° luglio 2020 il bonus fiscale annuo ammontava a 80 € al mese. Il “Bonus IRPEF” (conosciuto in precedenza anche come Bonus Renzi) è riportato sulla busta paga.

Normalmente è il datore di lavoro a calcolare, sulla base dei dati di cui dispone, il bonus che spetta al dipendente. Tuttavia, qualora il reddito complessivo dovesse aumentare in seguito ad altri redditi (ad esempio per proprietà immobiliari, canoni di locazione, redditi da lavoro autonomo, etc.), il diritto al bonus si riduce o decade. Al momento della compilazione della dichiarazione dei redditi il bonus viene pertanto ricalcolato; se il lavoratore ha percepito degli importi che non gli spettavano, dovrà restituirli.

Certificazione Unica (CU)

Entro il mese di marzo di ogni anno i dipendenti ricevono la cosiddetta CU (certificazione unica) che attesta le settimane di contributi e la retribuzione dell’anno precedente. Qualora i dati non fossero esatti devono essere corretti ed il modulo deve essere rispedito all’INPS. I patronati di sindacati, ACLI e KVW forniscono tutte le informazioni necessarie.

Attenzione! La CU è un importante documento per l’assicurazione pensionistica che deve essere conservato con cura. In caso di necessità è possibile richiedere delle copie autenticate presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.

Trattamento di fine rapporto (T.F.R.)

Il trattamento di fine rapporto (T.F.R.) è un elemento retributivo differito calcolato in base al reddito mensile e rivalutato di anno in anno per adeguarlo all’inflazione. Corrisponde all’incirca ad una mensilità per ogni anno di servizio in azienda. I dipendenti devono decidere entro sei mesi dalla data di assunzione come procedere. Il T.F.R. può essere lasciato in azienda, la quale procederà ad erogarlo alla cessazione del rapporto di lavoro, oppure trasferito in un fondo di pensione complementare.

Qualora non si decida niente, il T.F.R. viene conferito automaticamente in un fondo pensione, che in Trentino-Alto Adige è nella maggior parte dei casi il Laborfonds.

Si consiglia fortemente di informarsi sulle suddette possibilità, per valutare gli svantaggi e i vantaggi, dato che ci sono grandi differenze fiscali tra le diverse scelte. I sindacati danno volentieri ulteriori informazioni.

Pensione

Per l’apprendista vengono versati i contributi previdenziali per la pensione. Il periodo dell’apprendistato viene dunque conteggiato ai fini pensionistici. In Italia l’entità della pensione viene attualmente calcolata sulla base del cosiddetto sistema contributivo. Ciò significa che il calcolo della pensione dipende sostanzialmente dai contributi versati durante l’intera vita lavorativa.

Uno stipendio troppo basso o pagato in nero significa dunque una pensione più bassa, cosa che avviene anche in caso di attività lavorativa non denunciata. Pensateci sempre! Il nuovo sistema pensionistico pubblico comporterà una costante diminuzione dell’entità delle pensioni. Diventa quindi indispensabile, per poter disporre durante la vecchiaia di un reddito tale da garantire un tenore di vita adeguato, iniziare per tempo a costruirsi una pensione complementare da aggiungere alla pensione pubblica obbligatoria.

Pensione complementare

Gli apprendisti che hanno superato con successo il periodo di prova possono aderire a un fondo pensione integrativo, ad esempio al “Laborfonds” della Regione Trentino-Alto Adige o ad altri fondi privati. Il contributo minimo mensile del dipendente è stabilito dal contratto collettivo e può essere aumentato o ridotto ogni 12 mesi. Il contributo massimo da parte del dipendente può raggiungere al massimo la soglia del 10%.

Se l’apprendista sceglie “Laborfonds”, anche il datore di lavoro verserà un contributo mensile stabilito dal contratto collettivo settoriale. Le relative percentuali sono riportate nelle informazioni settoriali (seconda parte dell’Agenda Apprendisti). Ulteriori informazioni si possono trovare su www.laborfonds.it.

Malattia

Qualora un apprendista si ammali o sia vittima di un infortunio fuori dal posto di lavoro è necessario osservare le seguenti norme. L’apprendista deve comunicare quanto prima al datore di lavoro la malattia (telefonicamente, via e-mail o tramite un parente o conoscente). Deve inoltre chiamare o recarsi da un medico, il quale stabilisce il tipo e i giorni di malattia; il medico compilerà anche il relativo certificato di malattia che verrà mandato telematicamente al datore di lavoro e all’Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS).

Il paziente deve rimanere a casa dalle ore 10 alle 12 e dalle ore 17 alle 19 (sempre che non venga ricoverato in ospedale), poiché durante il suddetto orario può ricevere una visita di controllo da parte dell’INPS. Questo obbligo va rispettato anche per il sabato, la domenica e nei giorni festivi.

Durante la convalescenza il lavoratore percepisce dal datore di lavoro un’indennità di malattia, il cui ammontare è definito dal contratto collettivo. Anche gli apprendisti in caso di malattia di durata superiore a 3 giorni hanno diritto all’indennità di malattia da parte dell’INPS per un massimo di 180 giorni all’anno. L’indennità di malattia viene retribuita dal 4° giorno fino al 20° giorno di malattia e ammonta al 50% della normale retribuzione dell’apprendista, dal 21° al 180° giorno di malattia l’indennità ammonta al 66,66%. Questo vale per tutti settori ad eccezione degli pubblici esercizi nel settore alberghiero, dove l’INPS paga l’80% dal 4° fino all’180° giorno. Va anche detto che i contratti collettivi settoriali possono prevedere un contributo non solo dall’INPS, ma anche da parte del datore di lavoro.

Attenzione! Gli apprendisti sotto i 16 anni di età devono presentare il certificato medico al datore di lavoro e all’INPS entro 2 giorni di calendario in caso di assenza per malattia.

Infortunio sul lavoro

Un infortunio, per quanto piccolo, occorso durante l’orario di lavoro oppure, in certi casi, anche in itinere nel percorso diretto tra il luogo di residenza e il posto di lavoro, va denunciato immediatamente al datore di lavoro o al preposto.

Importante: gli infortuni sul lavoro vengono trattati e certificati dall’ospedale e non dal medico di base. Il medico di base può solamente prolungare l’inabilità al lavoro per infortunio sul lavoro.

Malattie professionali

L’esercizio di alcuni lavori e il contatto con determinate sostanze possono provocare danni alla salute. Se compaiono particolari sintomi l’apprendista deve informare immediatamente il datore di lavoro.

In caso di inabilità al lavoro permanenti superiori al 10% spetta una pensione d’infortunio, corrisposta dall’INAIL, Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro , che può essere richiesta tramite un patronato.

INAIL

Va premesso che ogni dipendente deve essere assicurato contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. I contributi obbligatori vanno versati all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL). Si tratta di un’assicurazione obbligatoria che copre tutti gli infortuni occorsi durante il lavoro che comportano una parziale o totale inabilità al lavoro, temporanea o permanente, o addirittura la morte.Se l’infortunio comporta una di queste inabilità, l’infortunato percepisce la prestazione a cui ha diritto. In caso di morte la stessa prestazione va agli eredi. Requisito fondamentale è il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro o della malattia professionale.

Le seguenti prestazioni assicurative spettano anche se la denuncia dell’infortunio è stata omessa: durante il periodo di convalescenza che segue un infortunio sul lavoro, l’INAIL corrisponde il 60% della retribuzione, alla quale viene sommato un importo aggiuntivo corrisposto dal datore di lavoro. L’importo complessivo va dal 75% al 100% del salario. Dopo tre anni decade ogni diritto a questa prestazione. Si può richiedere un anticipo sull’indennità per infortunio. Se le ferite riportate sono così gravi da rendere necessaria l’assistenza personale, viene riconosciuta su richiesta un’indennità d’accompagnamento. In caso di invalidità permanente (almeno l’11%) viene riconosciuta una pensione, calcolata in base al grado di abilità rimasta.

Sanzioni disciplinari

Ogni lavoratore, così anche l’apprendista, ha sì diritti, ma anche doveri. Il lavoratore è tenuto ad osservare le direttive del datore di lavoro, deve rispettare gli orari di lavoro, giustificare le sue assenze e svolgere al meglio i lavori che gli vengono affidati. Se un apprendista non si attiene alle regole, il datore di lavoro può procedere a sanzioni disciplinari regolamentate dalla legge e dai contratti collettivi.

In proporzione alla gravità dell’infrazione sono previste le seguenti sanzioni: rimprovero verbale; ammonizione scritta; multa di massimo 4 ore di retribuzione trattenuta nella busta paga; sospensione del rapporto di lavoro e sospensione della retribuzione di massimo 10 giorni; licenziamento disciplinare.

A parte il rimprovero verbale, tutte le sanzioni devono essere comunicate per iscritto all’apprendista, descrivendo anche il fatto accaduto. Un’eventuale contestazione deve essere immediata (non, ad esempio, dopo due mesi).

L’apprendista ha 5 giorni di tempo per presentare le sue giustificazioni in forma scritta. Può anche chiedere un’audizione per potersi difendere di persona. Solamente dopo il datore di lavoro può comunicare la sanzione disciplinare, che può essere impugnata entro 20 giorni in sede arbitrale dall’ufficio di lavoro o in via giudiziale. Affidarsi ai sindacati è sempre utile.

Risoluzione del contratto di apprendista

Il contratto di apprendistato può essere risolto al termine del rapporto con il preavviso previsto. Il rapporto va disdetto telematicamente secondo le modalità stabilite dal Ministero del Lavoro. È utile l’assistenza dei sindacati.

Licenziamento

Una risoluzione anticipata del contratto di apprendistato da parte del datore di lavoro è difficilmente effettuabile di fronte all’obbligo dell’azienda formativa di garantire la formazione professionale agli apprendisti. Il datore di lavoro può risolvere anticipatamente il rapporto di apprendistato solo per cause gravi, che fondamentalmente sono tre:

  • il licenziamento per giusta causa dovuto a mancanze gravi da parte dell’apprendista che impediscono la prosecuzione del rapporto di apprendistato. L’apprendista viene licenziato in tronco, ovvero senza preavviso;
  • il licenziamento per giustificato motivo previsto in caso di mancanze meno gravi. In questo caso l’apprendista viene licenziato con preavviso;
  • il licenziamento per giustificato motivo oggettivo previsto in caso di difficoltà finanziarie dell’azienda o di riorganizzazione della stessa.

Nel caso di un licenziamento da parte del datore di lavoro, che in ogni caso dovrà essere comunicato in forma scritta, l’apprendista può pretendere che entro 15 giorni gli sia fornita una motivazione: a tale richiesta il datore di lavoro deve rispondere entro 7 giorni.

Il licenziamento può essere impugnato entro 60 giorni davanti al datore di lavoro ed essere portato davanti alla Commissione di Conciliazione di Bolzano. Se il caso non è conciliabile, lo si può portare in Tribunale (entro 180 giorni dal licenziamento). Se il licenziamento risulta ingiustificato, il Tribunale può stabilire un risarcimento o la riassunzione. Nel caso in cui il rapporto di lavoro cessi a conclusione del periodo di apprendistato, il datore di lavoro deve rispettare un periodo di preavviso fissato dal contratto collettivo. Se invece il rapporto di lavoro prosegue, per il lavoratore entrano in vigore le misure di tutela previste dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Per informazioni dettagliate è utile rivolgersi ai sindacati.

Dimissioni

Le dimissioni sono una forma di recesso dal contratto di lavoro da parte dell’apprendista. Tale facoltà può essere esercitata con il solo rispetto dell’obbligo di dare il preavviso previsto dai contratti collettivi. Se non si rispetta il preavviso si paga una penale economica. Anche durante il periodo di preavviso si applicano le normative sull’apprendistato.

Le dimissioni e le risoluzioni consensuali di rapporti di lavoro devono essere comunicate telematicamente sul portale del Ministero del Lavoro. I sindacati ti offrono volentieri tutto il supporto necessario.

Attenzione! Solo chi si dimette per giusta causa ha diritto all’indennità di disoccupazione. Consigliamo pertanto di consultarsi con un sindacato prima di prendere una decisione così importante.

Contratto di somministrazione

Il datore di lavoro può assumere apprendisti anche indirettamente, tramite un’agenzia del lavoro, la quale può applicare un contratto di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato. L’impresa richiede l’apprendista tramite l’agenzia per il lavoro, la quale invia poi l’apprendista all’azienda che provvede alla sua formazione. Il tutore, garante della qualità di formazione e del percorso formativo, risiede nell’agenzia di somministrazione. Essendo una partita a tre bisogna stare molto attenti. Prima di intraprendere questo tipo di percorso formativo, l’apprendista fa bene a consultarsi con il sindacato di fiducia.

Esame di fine apprendistato

È l’esame finale, in cui l’apprendista deve dimostrare di aver acquisito le abilità, le capacità e le conoscenze professionali necessarie. Il diploma di fine apprendistato rappresenta una qualifica.

I giovani che superano l’esame di fine apprendistato dopo un percorso di 3 anni acquisiscono la qualifica di “Lavorante artigiano”, mentre, al termine di un percorso di 4 anni, acquisiscono la qualifica di “operai specializzati” o di “Mastro artigiano”. Per maggiori informazioni puoi consultare il sito dell’Ufficio Apprendistato e Maestro artigiano (www.provincia.bz.it/formazione-professionale-tedesca).

Con il superamento dell’esame finale il rapporto di apprendistato può essere concluso sia da parte dall’apprendista che dal datore di lavoro, sempre rispettando il preavviso previsto. Altrimenti il rapporto di lavoro continua automaticamente come un “normale” contratto di lavoro a tempo indeterminato.

ULTERIORI INFORMAZIONI SU WELFARE E SOSTEGNO AI LAVORATORI

Indennità di disoccupazione

In caso di risoluzione del rapporto di apprendistato da parte del datore di lavoro o per fine della stagione (settore turismo), gli apprendisti hanno diritto all’indennità di disoccupazione che si chiama NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego).

Attenzione! La NASPI non spetta in caso di dimissione propria o di risoluzione consensuale! La NASPI ammonta incirca al 75% della retribuzione media degli ultimi quattro anni, e si riduce mensilmente del 3% a partire dal quarto mese di fruizione.

La NASPI ha una durata massima della metà dei periodi lavorativi degli ultimi quattro anni. Se un apprendista ha già goduto di un’indennità di disoccupazione negli ultimi quattro anni, il periodo si riduce. Per ulteriori informazioni rivolgersi al patronato o ai sindacati.

Inserimento lavorativo

La Provincia Autonoma di Bolzano incentiva l’inserimento di persone disabili nel mondo del lavoro. Ciò vale anche per gli apprendisti. In caso di disabilità o invalidità almeno del 46% sussiste il diritto all’inserimento nel mercato del lavoro. Sono obbligati ad assumere disabili o invalidi le aziende e gli enti con oltre 15 dipendenti.

Nei centri di collocamento (già uffici del lavoro) della Provincia sono predisposti i rispettivi elenchi. Per informazioni è possibile rivolgersi al distretto sociale del proprio comprensorio e alla Ripartizione di formazione professionale in lingua tedesca e ladina della Provincia.

Maternità e paternità

Durante la gravidanza e il primo periodo di maternità la donna gode di particolari tutele e diritti regolamentati dalla legge 53/2000. Dall’inizio della gravidanza fino al compimento del primo anno di vita del bambino vige il divieto di licenziamento. Sarebbe pertanto opportuno inviare il prima possibile con raccomandata il certificato medico al datore di lavoro, in ogni caso prima dell’inizio dell’astensione obbligatoria dal lavoro. Il congedo obbligatorio per maternità comprende i due mesi antecedenti alla presunta data del parto e i primi tre mesi dopo il parto.

La madre ha anche la possibilità di lavorare fino ad un mese dalla nascita del bambino, oppure fino alla nascita del bambino a condizione che il medico della società e il medico dell’ospedale siano d’accordo. In questo caso il congedo di maternità va fino a 4 o 5 mesi dopo il parto.

Per tale periodo è prevista un’indennità economica pari all’80% della retribuzione da parte dell’INPS, che in alcuni settori viene integrata dal datore di lavoro fino al 100% della retribuzione. In caso di parto prematuro spettano sempre cinque mesi pieni, e in casi eccezionali anche di più. Il congedo di maternità deve essere anticipato su richiesta della donna incinta in presenza di complicazioni subentrate durante la gravidanza o su concessione dell’Ispettorato del Lavoro per lavori pesanti riconosciuti dall’Ispettorato del Lavoro.

Il padre ha diritto a 7 giorni di congedo di paternità pagato al 100%. Il congedo deve essere preso entro il 5° mese di vita del bambino (vale per i nati nell’anno 2020).

Congedo parentale

Il congedo parentale è un’astensione facoltativa dal lavoro che può essere usufruita su richiesta da entrambi i genitori per l’educazione del proprio figlio, e che il datore di lavoro è sempre obbligato a concedere. I genitori adottivi hanno gli stessi diritti dei genitori naturali. Se il congedo parentale viene usufruito da un solo genitore, esso ammonta complessivamente a sei mesi; nel caso in cui ne usufruiscano entrambi i genitori, questi hanno diritto a dieci mesi (di cui solo i primi 6 sono retribuiti). In presenza di un solo genitore sono previsti dieci mesi di congedo.

Se il padre usufruisce del congedo parentale di almeno tre mesi consecutivi, riceve in aggiunta un altro mese. In tal caso entrambi i genitori hanno diritto, complessivamente, a 11 mesi di congedo, anche in questo caso solo i primi 6 verranno retribuiti.

I genitori che usufruiscono del congedo parentale ricevono il 30% della retribuzione fino al sesto anno di vita del bambino. Dal sesto anno e fino al dodicesimo anno di età del bambino, il congedo parentale viene concesso senza alcuna retribuzione.

Per permettere ai genitori di conciliare meglio le esigenze famigliari e l’attività professionale è possibile usufruire del congedo a giorni oppure a ore. Per l’usufrutto a giorni sono prescritti 5 giorni di preavviso, mentre per l’usufrutto a ore solo due giorni. Il congedo parentale può essere goduto anche attraverso la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno in part-time. Il part-time non può superare il 50% dell’orario di lavoro; l’opzione è usufruibile una sola volta.

Riposi per allattamento e malattia del bambino

Ogni madre ha diritto, durante il primo anno di vita del bambino, fino a due ore di riposo retribuito per ogni giornata di lavoro. Tali riposi possono essere anche suddivisi tra i genitori, o essere concessi al padre se la madre vi rinuncia. In caso di parto plurimo il diritto al riposo si raddoppia.

Attenzione! Il diritto alle ore di riposo decade se nel primo anno di vita del bambino il congedo parentale viene goduto in forma di rapporto di lavoro a part-time.

In caso di malattia del bambino entrambi i genitori hanno diritto ad aspettativa non retribuita: fino al terzo anno di vita del bambino in misura illimitata, dopodiché ogni genitore ha diritto a cinque giorni di lavoro all’anno, fino al compimento dell’8° anno di vita.

Assegno per i figli

In Alto Adige le famiglie beneficiano di diverse tipologie di assegni al nucleo familiare. Inoltre alcune prestazioni sono previste e gestite dall’INPS. La Provincia destina un contributo mensile di 200 euro per ogni figlio a tutte le famiglie con bambini fino a 3 anni con patrimonio e reddito inferiori alla soglia di 80.000 euro (fa fede la dichiarazione DURP). Se anche i papà usufruiscono di un periodo di congedo parentale, la Provincia sostiene la famiglia con un contributo ulteriore massimo di 2.400 euro. L’assegno provinciale per i figli viene scalato in base alla condizione reddituale e patrimoniale (DURP). Inoltre, a seconda del reddito, viene corrisposto un bonus da 80 a 160 euro al mese fino al primo anno di vita del bambino (Bonus bebè).

La madre ha diritto ad un pagamento unico di 800 Euro. Questo “bonus alla nascita” viene corrisposto indipendentemente dal reddito.

L’assegno provinciale per i figli, l’assegno al nucleo familiare dello Stato e l’assegno statale di maternità sono invece destinati alle famiglie più bisognose: l’ammontare del contributo dipende dal reddito e dal patrimonio della famiglia, nonché dalla composizione del nucleo familiare. I patronati dei sindacati e delle associazioni sociali aiutano nella predisposizione della domanda. Leggi di più su: www.provincia.bz.it/famiglia-sociale-comunita/famiglia/sostegno-finanziario-famiglie.asp

Servizio militare o civile

Da quando il servizio militare obbligatorio è stato abolito, è possibile prestare un servizio volontario nell’esercito per un anno. Chi intende trovare lavoro presso uno dei corpi delle forze armate dovrà prestare preventivamente un anno di servizio volontario presso l’esercito professionale. Per ulteriori informazioni consultare i siti delle Forze Armate e rivolgersi al nucleo informazioni del distretto militare di Bolzano. Il servizio civile volontario invece offre a tutti i giovani di età compresa tra i 18 e i 28 anni la possibilità di dedicare un anno della propria vita al servizio di giovani, bambini e anziani o di impegnarsi in attività sociali, culturali e ambientali. Per maggiori informazioni consultare i siti Internet www.provincia.bz.it/serviziocivile e www.serviziocivile.it

Consulenza Budget della Caritas

Chi non conosce lo sguardo incredulo quando, controllando l’estratto conto, ci si chiede dove siano andati a finire tutti quei soldi dello stipendio. Questo è il momento di pensare ad una consulenza finanziaria altamente professionale ma senza scopo di lucro come la consulenza budget della CARITAS. Questo tipo di consulenza riguardo al proprio budget è indicata anche per giovani che, entrati nel mondo del lavoro, non hanno il tempo necessario o l’esperienza per gestire le spese in modo accurato. La “consulenza budget” è gratuita e garantisce la massima discrezione.

Come funziona la consulenza budget? Basta richiedere un appuntamento per un colloquio online, all’indirizzo bb@caritas.bz.it, oppure telefonicamente. Gli appuntamenti si possono fissare presso:

  • Bolzano (Via Cassa di Risparmio, 1 – Tel.: 0471 304 380)
  • Merano (Via delle Corse, 5 – Tel.: 0473 495 630)
  • Bressanone (Via della Stazione, 27/a – Tel.: 0472 205 927)
  • Brunico (Via Paul-von-Sternbach, 6 – Tel.: 0474 413 977)

Sul sito www.consulenzabudget.it sono disponibili tabelle in cui bisogna inserire le entrate e le uscite più importanti (compilabili sia online che su formato cartaceo) come base della valutazione finanziaria nel corso del primo colloquio. Insieme a un consulente dedicato verrà valutato attentamente il budget familiare confrontandolo con il “Budget di Riferimento” – un quadro statistico che indica i costi normalmente sostenuti e quindi appropriati per le voci di spesa mensile. Con questo strumento molto utile si vedono subito le potenzialità di risparmio e di gestione.

Peraltro, il “Budget di Riferimento”, una novità assoluta in Alto Adige, è stato elaborato dall’IPL | Istituto Promozione Lavoratori per CARITAS. I consulenti della CARITAS offrono anche la mediazione tra coppie e tra genitori e/o figli quando si verificano tensioni nella gestione delle finanze domestiche.

Lo Stressometro IPL: fai il test!

Lo stress positivo stimola e sprona, lo stress “negativo” invece danneggia il corpo e la mente nel lungo periodo. Aumentano i rischi di infortunarsi sul lavoro e di conseguenza aumentano assenze per malattia e il disagio personale.

Per poter contrastare lo stress da lavoro, innanzitutto è necessario conoscere il proprio livello di stress. Qui può tornare utile lo Stressometro sviluppato dall’IPL | Istituto Promozione Lavoratori insieme a INAIL. Il questionario online si compila in pochi minuti.

Lo Stressometro misura il livello personale di stress in sei ambiti lavorativi. Il risultato finale verrà confrontato con la media della propria categoria, regione, ecc. Sul sito si possono cliccare dei brevi video che danno consigli su come superare le tipiche situazioni di stress sul lavoro. Il test si trova su www.stressometro.it