Informazioni di base

Il cammino che ti porta dritto alla professione attiva

Sei giovane e stai pensando al futuro? Gli studi teorici senza fine non fanno per te? Preferisci avere in mano una formazione professionale che ti assicura un lavoro solido? Allora la formazione professionale dell’Alto Adige è la scelta giusta per te.

Un cammino che ti porta a moltissime professioni di tipo tecnico, artistico, artigianale, ma sempre con i piedi ben saldi a terra. L’Agenda Apprendisti IPL ti accompagna per questa via formativa offrendoti sia l’informazione base per l’apprendista in genere, sia quella specifica del settore che sceglierai.

La formazione "duale"

In Alto Adige la formazione professionale ha delle modalità distinte. O si frequenta la scuola professionale triennale o quadriennale a tempo pieno, oppure si fa l’apprendista con la formazione in azienda, accompagnata dalla formazione scolastica professionale (“sistema duale”). Ecco l’elenco delle professioni per le quali è disponibile la formazione ed il riconoscimento del titolo in Alto Adige.

Per chi ha conseguito il diploma professionale è possibile proseguire gli studi  grazie alla legge provinciale sull’apprendistato con un 5° anno di scuola professionale per poi sostenere l’esame di maturità. Infine c’è anche la possibilità di fare uno stage di 4 settimane all’estero. (Maggiori informazioni QUI).  Tutte le informazioni specifiche sulla formazione professionale si trovano su QUESTO sito della Provincia Autonoma di Bolzano.

 

Alla ricerca di un posto da apprendista

È molto importante trovare la collocazione più idonea alle proprie attitudini ed interessi professionali. Per trovarla bisogna attivarsi di persona. Fatevi aiutare da genitori, insegnanti, parenti, conoscenti e amici, ma prendete in mano voi la situazione. Presentatevi a tutte le aziende che vi interessano – anche a quelle che ufficialmente non stanno cercando apprendisti. Poi è sempre importante spiegare esattamente perché si desidera conseguire la formazione proprio in quell’azienda.

Studiate bene gli annunci sui giornali, i siti delle aziende, consultate la borsa del lavoro della Provincia www.provincia.bz.it/lavoro e i Centri di mediazione del lavoro di Bressanone, Brunico, Merano, Egna, Silandro e Vipiteno QUI.

Le associazioni di categoria sono spesso in grado di fornire informazioni, e alcune dispongono di una propria borsa lavoro.

  • LVH-APA (Artigiani)
  • HGV (Albergatori e Gastronomia)
  • HDS-UNIONE (Commercio)

 

È apprendista...

Colui che viene occupato, con un contratto scritto di apprendistato, da un’azienda autorizzata alla formazione di apprendisti. Fino al termine dell’apprendistato l’azienda si impegna a trasmettere all’apprendista tutte le nozioni e abilità pratiche importanti per il mestiere.

 

L’opuscolo “Faccio l’apprendista” della Provincia spiega tutti i requisiti e passi necessari per avviare una carriera formativa professionale.

Le norme settoriali per apprendisti sono descritte settore per settore, vedi indice.

Quadro normativo

I diritti e i doveri specifici di un rapporto di apprendistato sono definiti dal contratto nazionale del lavoro, eventuali accordi aziendali (in grandi aziende) o da accordi integrativi provinciali validi per tutte le imprese di un determinato settore/comparto.

Le norme settoriali per apprendisti sono elencate nella parte settoriale dell’Agenda Apprendisti dell’IPL.

Limite di età: dai 15 ai 25 anni

Possono usufruire di un contratto di apprendistato i giovani che, al momento dell’assunzione, abbiano compiuto i 15 anni di età e non abbiano superato i 25.

Vige un assoluto divieto di lavoro fino al termine dell’obbligo scolastico, e comunque fino al compimento del 15esimo anno di vita.

Alla ricerca di un posto da apprendista

È molto importante trovare la collocazione più idonea alle proprie attitudini ed interessi professionali. Per trovarla bisogna attivarsi di persona. Fatevi aiutare da genitori, insegnanti, parenti, conoscenti e amici, ma prendete in mano voi la situazione. Presentatevi a tutte le aziende che vi interessano – anche a quelle che ufficialmente non stanno cercando apprendisti.

 

 

Poi è sempre importante spiegare esattamente perché si desidera conseguire la formazione proprio in quell’azienda. Studiate bene gli annunci sui giornali, i siti delle aziende, consultate la borsa del lavoro della Provincia e i Centri di mediazione del lavoro di Bressanone, Brunico, Merano, Egna, Silandro e Vipiteno; le associazioni di categoria sono spesso in grado di fornire informazioni, e alcune dispongono di una propria borsa lavoro. Trovate alcuni indirizzi utili nel 5° capitolo dell’Agenda Apprendisti.

Doveri dell’apprendista

  •  Svolgere con diligenza le mansioni affidategli e attenersi al regolamento aziendale;
  • Seguire puntualmente le istruzioni impartite dal datore di lavoro oppure dal tutor aziendale;
  • Mantenere stretto riserbo su segreti aziendali e professionali;
  • Trattare con cura i materiali, gli attrezzi e i macchinari affidatigli;
  • Informare tempestivamente il datore di lavoro in caso di malattia o altro impedimento;
  • Frequentare regolarmente la scuola professionale e attenersi al regolamento interno della scuola;
  • Presentare regolarmente gli attestati e le comunicazioni della scuola professionale al datore di lavoro e agli esercenti la potestà o ai tutor aziendali..

 

Doveri del datore di lavoro

  • Nominare un tutor aziendale (che può essere lo stesso datore di lavoro) per la formazione dell’apprendista;
  • Garantire un’adeguata formazione in tutti i processi lavorativi conforme al quadro formativo aziendale;
  • Concedere all’apprendista il tempo necessario per frequentare la scuola professionale e per sostenere i relativi esami, nonché controllare la regolare frequenza della scuola;
  • Su richiesta informare chi esercita la potestà e la scuola professionale sull’andamento della formazione dell’apprendista;
  • Documentare le competenze acquisite dall’apprendista al termine o all’atto dell’interruzione del rapporto di apprendistato;
  • Comunicare alla Ripartizione provinciale Lavoro l’assunzione dell’apprendista entro il giorno precedente alla data d’inizio del rapporto di lavoro;
  • Riconoscere contrattualmente la qualifica professionale dopo il superamento dell’esame di fine apprendistato e comunicarla alla Ripartizione provinciale Lavoro.

 

La Provincia ti dà una mano e in più...

Per gli apprendisti la frequenza alle lezioni della scuola professionale è gratuita. I costi di vitto e alloggio durante il periodo di frequenza della scuola professionale vengono in buona parte sostenuti direttamente dalla Provincia, o vengono rimborsati in seguito. Per gli apprendisti che frequentano corsi a tempo pieno all’estero o in un’altra provincia italiana, le tasse scolastiche e i costi di vitto e alloggio durante la frequenza della scuola vengono, entro i limiti massimi stabiliti, integralmente rimborsati o direttamente sostenuti dalla Provincia.
Inoltre, agli apprendisti vengono rimborsati due viaggi di andata e ritorno in base alle tariffe dei mezzi di trasporto pubblici. Per ottenere il rimborso, l’apprendista deve presentare domanda. Per maggiori informazioni occorre rivolgersi all’Ufficio Apprendistato e Maestro Artigiano www.provincia.bz.it/formazione-professionale-tedesca/default.asp. Come tutti gli altri studenti, anche gli apprendisti possono avvalersi della possibilità di fruire dell’ Alto Adige Pass abo+, l’abbonamento annuale per l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici. Per maggiori informazioni rivolgersi all’Ufficio Trasporto Persone www.provincia.bz.it/mobilità.

La scuola professionale

La frequenza obbligatoria della scuola professionale, con cadenza settimanale o con frequenza a blocchi, è considerata a tutti gli effetti come orario di lavoro, e come tale deve essere retribuita. Gli apprendisti che vantano già conoscenze professionali specifiche o una formazione generale di grado più elevato possono essere liberati, completamente o in parte, dall’obbligo di frequenza.

 La rispettiva decisione spetta al direttore della scuola professionale. Anche in caso di dimissioni o di risoluzione del contratto di apprendistato l’apprendista può continuare a frequentare la scuola professionale, ma dovrebbe comunque cercare al più presto un nuovo posto da apprendista.

Il contratto di apprendistato

Il contratto di apprendistato è una particolare tipologia di rapporto di lavoro regolamentata dalla legge provinciale del 4 luglio 2012 n.12 “Ordinamento dell’apprendistato” e dai contratti collettivi. Una copia del contratto di apprendistato deve essere consegnata all’apprendista all’inizio del rapporto.

 

Anche per i minorenni le firme apposte su documenti lavorativi sono valide. Prima di firmare dei documenti raccogliere informazioni e chiedere sempre una copia di ogni documento firmato!

Periodo di apprendistato

L’apprendistato tradizionale dura 3 oppure 4 anni (36 o 48 mesi). Le ore di apprendistato effettuate nell’ambito dello stesso percorso professionale in aziende diverse sono conteggiate in maniera cumulativa, anche in caso di interruzione dell’apprendistato. Ora è inoltre possibile prolungare il periodo di apprendistato di un anno. Questo è un vantaggio per gli studenti professionali, soprattutto in vista degli esami di fine apprendistato.
In caso di assenza per maternità (obbligatoria o in congedo parentale), servizio civile, malattia o infortunio sul lavoro della durata superiore a un mese, il rapporto di apprendistato viene prorogato per la stessa durata.
È possibile anche ridurre l’apprendistato. Si vedano in merito le norme settoriali in “Informazioni mestiere per mestiere”. Nel settore turistico è possibile effettuare l’apprendistato in forma di contratti stagionali.

Periodo di prova

Il contratto di apprendistato prevede inoltre un periodo di prova concordato tra il datore di lavoro e l’apprendista (di norma della durata di 4-6 settimane, ma comunque non superiore alla durata prevista dai contratti collettivi di categoria).

Durante questo periodo sia l’azienda responsabile della formazione, sia l’apprendista, hanno la facoltà di risolvere il contratto senza alcun obbligo di motivazione. La durata del periodo di prova è stabilita per iscritto nella lettera d’assunzione o nel contratto di apprendistato.

Orari di lavoro

Variano da settore a settore.
Vedi la terza parte dell’Agenda Apprendisti con le “Informazioni per settore”.

Ferie e giorni di permesso

I giovani sotto i 16 anni di età hanno diritto ad almeno 30 giorni di ferie pagate, gli altri più anziani ad almeno 20 giorni o rispettivamente a 4 settimane (legge per la tutela dei diritti dei minori n. 977/1967). Al posto delle festività soppresse per legge nel 1977 vengono concessi permessi giornalieri.

La maggior parte dei contratti collettivi prevede ulteriori giorni di ferie o giornate libere (ad esempio nel quadro di una riduzione generale dell’orario lavorativo). Informazioni più dettagliate si possono ricevere presso i sindacati. Riguardo al calcolo dei giorni di ferie spettanti: il diritto maturato aumenta ogni mese di un dodicesimo; frazioni di mese superiori ai 15 giorni vengono riconosciute come mese intero.

Tutela dei minori

I giovani sotto i 18 anni non possono essere adibiti a lavori pericolosi, pesanti e dannosi alla salute (vedi legge sulla tutela dei diritti dei minori n. 977/1967). L’orario di lavoro dei giovani tra i 15 e i 16 anni non può durare più di 7 ore al giorno e non più di 35 ore alla settimana. L’orario di lavoro dei giovani tra i 16 e i 18 anni non può durare più di 8 ore al giorno e non più di 40 ore settimanali. La prestazione lavorativa dei minori non può protrarsi senza interruzione per più di 4 ore e mezza. Dopo questo periodo di lavoro il minore ha diritto ad un riposo intermedio di almeno un’ora. I contratti collettivi possono prevedere anche una pausa della durata di 30 minuti. Ai giovani è proibito lavorare di notte.
Gli apprendisti minorenni non possono fare straordinari. I minori hanno diritto a due giorni consecutivi di riposo, e non lavorano durante le festività. Specifici settori, come ad esempio il settore della ristorazione, possono gestire i giorni di riposo in modo diverso, ma devono comunque garantire una volta alla settimana un periodo di riposo consecutivo di 36 ore. L’orario di lavoro dei minori viene controllato dall’Ufficio Tutela sociale del lavoro (ex Ispettorato del Lavoro).

Sicurezza sul lavoro

Le normative in vigore (d.lgs. 81/2008) sono finalizzate alla prevenzione di infortuni sul lavoro e di malattie professionali. La legge esige concretamente:
  • l’elaborazione di un piano di sicurezza e di un registro infortuni in ogni azienda;
  • l’istituzione di uno specifico servizio di prevenzione e protezione in ogni azienda;
  • la nomina da parte della direzione aziendale del medico competente;
  • adeguate informazioni e specifici corsi di formazione sull’impiego di macchinari e attrezzi;
  • informazione e formazione generale in merito alla sicurezza sul lavoro rivolta a tutti i lavoratori;
  • elezione, da parte di tutti i lavoratori di pendenti, di un delegato per la sicurezza; la persona eletta ha diritto di accesso a tutti i dati inerenti la sicurezza sul lavoro e deve essere interpellata dalla direzione aziendale su tutto ciò che concerne la tutela contro gli infortuni.
Il datore di lavoro è responsabile dell’attuazione di queste misure in azienda. La violazione, il non rispetto o una qualsiasi altra mancata applicazione di tali norme comporta delle responsabilità legali. Anche il dipendente stesso è tuttavia tenuto a provvedere alla salute e sicurezza propria e delle altre persone presenti sul posto di lavoro. Deve attenersi alle istruzioni del datore di lavoro e utilizzare i dispositivi di protezione individuale prescritti; anche i dipendenti, infatti, rispondono di eventuali colpe. L’Ufficio provinciale per la tutela tecnica del lavoro si occupa del rispetto delle normative di sicurezza sul lavoro, mentre l’Ufficio per la sicurezza sul lavoro segue le inchieste sugli infortuni e sulle malattie professionali, oltre a offrire informazione e consulenza. Per le norme sull’igiene nelle aziende è invece competente il servizio ispettivo della sezione di medicina del lavoro dell’Azienda Sanitaria. In Italia sono stati introdotti con il decreto legislativo 81/2008 e il decreto legislativo 106/2009 nuovi testi unici sulla sicurezza del lavoro. L’applicazione della direttiva europea n. 33/1994 per la tutela dei minori sul posto di lavoro è stata recepita in Italia con il decreto legislativo n. 345/1999, pubblicato nella gazzetta ufficiale n. 237 dell’8.10.1999.

Non si sa mai!

Tieni a portata di mano i nomi e i numeri di telefono degli incaricati alla sicurezza!

 

Memorizzali nel tuo cellulare o annotali qui nell’Agenda Apprendisti!

Diritti sindacali

Compito principale del sindacato è tutelare gli interessi dei suoi iscritti (ovvero dei lavoratori). A tal fine svolge contrattazioni salariali, offre supporto nelle vertenze di lavoro, etc. Più iscritti ha il sindacato, più è in grado di imporsi come partner contrattuale nelle trattative con le aziende o con le associazioni datoriali. Allo stesso modo in cui i datori di lavoro si riuniscono in varie associazioni di categoria, è importante che anche i lavoratori si riuniscano in organizzazioni sindacali. In conformità allo Statuto dei Lavoratori (legge n. 300 del 1970) ogni apprendista in rappresentanza dei suoi interessi ha diritto di rivolgersi ad un sindacato e diventarne membro per ricevere informazioni o aiuto riguardo ad ogni questione del diritto del lavoro, anche nel caso di misure disciplinari prese nei suoi confronti da parte della direzione aziendale.
L’adesione a un sindacato è un dato sensibile tutelato secondo le norme sulla privacy; essa non può comportare eventuali svantaggi o discriminazioni sul posto di lavoro. In aziende con più di 15 dipendenti si può fruire di dieci ore pagate all’anno per partecipare alle riunioni sindacali che si svolgono in azienda. Ognuno può esprimere liberamente la propria opinione in azienda, qualora essa non sia discreditante o contraria alle norme di legge, e usufruire del diritto di voto (attivo o passivo) in occasione dell’elezione della rappresentanza sindacale unitaria (RSU) che rappresenta i dipendenti nei confronti della direzione aziendale. L’apprendista che partecipa ad azioni sindacali non può essere sottoposto a misure disciplinari di nessun tipo, né subire limitazioni di altro genere.

La retribuzione

La retribuzione degli apprendisti viene calcolata sulla base della retribuzione lorda percepita da un operaio specializzato. Ad ogni apprendista spetta una tredicesima mensilità (gratifica natalizia). In alcuni settori professionali viene corrisposto anche un salario aggiuntivo (la 14esima). I sindacati di categoria illustrano su richiesta le tabelle salariali. Il contratto integrativo provinciale per l’artigianato, stipulato il 14/07/2016, prevede che il rendimento scolastico incida sulla retribuzione.

Per i nuovi contratti di apprendistato stipulati a partire da luglio 2016 vale: se l’apprendista vanta una media scolastica di almeno 7,5 esso riceverà un aumento salariale nel successivo anno di apprendistato, altrimenti manterrà la retribuzione tradizionale. Per ulteriori dettagli vedi le informazioni per settori e la tabella retributiva.

Tasse e imposte

Dal salario lordo dell’apprendista viene trattenuta ogni mese una quota del 5,84% circa per i contributi sociali. La retribuzione dell’apprendista è soggetta alle previste trattenute fiscali (IRPEF). Con il proseguire del rapporto di apprendistato e l’aumento della retribuzione sale anche la trattenuta fiscale. Il calcolo, qui di seguito presentato, fa riferimento al salario di un apprendista del settore metallurgico al terzo semestre (50%) del suo apprendistato. Tale calcolo vuol far comprendere come si arriva dal salario lordo a quello netto.
Salario lordo mensile 3° semestre
794,31 €
Contributi sociali 5,84%
-46,38 €
Reddito imponibile al mese 747,93 €
Reddito annuale (13esima mensilità) 9.723,09 €
Il calcolo delle tasse annuali sul salario viene effettuato in base al sistema fiscale progressivo sotto riportato:
Reddito Aliquota
Fino a € 15.000 23 %
15.001 – 28.000 € 27 %
28.001 – 55.000 € 38 %
55.001 – 75.000 € 41 %
ab 75.001 € 43 %

Calcolo dell’imposta:

€ 9.723,09 x 23% = € 2.236,31
Per arrivare dall’imposta lorda a quella netta vengono tolte le detrazioni spettanti. Le detrazioni vengono calcolate in base al nuovo sistema introdotto nell’anno 2003. In base al rapporto si determina se le detrazioni sulle imposte lorde spettano per intero, in parte o per niente. La detrazione piena per reddito salariale ammonta a € 1.880 per tutto l’anno e viene calcolata in rapporto al reddito. Oltre a questo importo sono previste anche altre detrazioni per familiari a carico.
In questo esempio ci limitiamo alla predetta detrazione per reddito salariale.
Imposta lorda 2.236,00 €
Detrazione -1.802,00 €
Imposta netta 434,00 €

Calcolo dello stipendio netto

Reddito imponibile
9.723,09 €
Imposta netta -434,00 €
Reddito annuale netto
9.289,09 €
Reddito netto mensile
(13 volte all’anno)
714,54 €
La paga oraria si calcola dividendo la paga mensile di apprendista per le ore lavorative mensili stabiliti nei relativi contratti settoriali.

Bonus IRPEF

Il cosiddetto bonus IRPEF vale per redditi annui da lavoro dipendente da 8.000 a € 24.000. Il bonus fiscale annuo ammonta a € 960. Per i redditi da € 24.000 a € 26.000 viene ridotto in proporzione.
Normalmente è il datore di lavoro a calcolare, sulla base dei dati di cui dispone, il bonus che spetta al dipendente. Qualora il reddito complessivo dovesse tuttavia aumentare a causa di altri redditi (ad esempio per proprietà immobiliari, canoni di locazione, redditi da lavoro autonomo, etc.), il diritto al bonus si riduce o decade. Al momento della compilazione della dichiarazione dei redditi il bonus viene pertanto ricalcolato; se il lavoratore ha percepito degli importi che non gli spettavano, dovrà restituirli.

Dichiarazione dei redditi (CU)

Entro marzo di ogni anno i dipendenti ricevono la cosiddetta CU (certificazione unica) che attesta le settimane di contributi e la retribuzione dell’anno precedente. Qualora i dati non fossero esatti devono essere corretti e il modulo deve essere rispedito all’INPS. I patronati dei sindacati e dell’ACLI-KVW forniscono tutte le informazioni necessarie.

Attenzione! CU è un importante documento per l’assicurazione pensionistica che deve essere conservato con cura. In caso di necessità è possibile avere delle copie autenticate presso gli uffici comunali.

Trattamento di fine rapporto (T.F.R.)

Il trattamento di fine rapporto (T.F.R.) è un elemento retributivo differito calcolato in base al reddito mensile e rivalutato di anno in anno per adeguarlo all’inflazione. Dopo otto anni di servizio presso la stessa azienda il lavoratore può richiedere, a de-
terminate condizioni, un anticipo del T.F.R. I dipendenti devono decidere entro sei mesi dalla data di assunzione se trasferire il T.F.R. in un fondo pensione o lasciarlo in azienda, la quale procederà ad erogarlo alla cessazione del rapporto di lavoro.
Una volta presa, la decisione non può più essere revocata. Qualora non si decida niente, il T.F.R. viene conferito automaticamente in un fondo pensione, che in Alto Adige è nella maggior parte dei casi il Laborfonds. È anche possibile il pagamento mensile del T.F.R., su richiesta scritta del dipendente con un’anzianità di servizio di almeno sei mesi. Questa decisione è irrevocabile fino a giugno 2018. Si consiglia fortemente di informarsi sulle suddette possibilità, per valutare gli svantaggi e i vantaggi, dato che ci sono grandi differenze fiscali tra le diverse scelte. I sindacati danno volentieri ulteriori informazioni.

Pensione

Per l’apprendista vengono versati i contributi previdenziali per la pensione. Il periodo dell’apprendistato viene dunque conteggiato ai fini pensionistici. In Italia l’entità della pensione viene attualmente calcolata sulla base del cosiddetto sistema contributivo. Ciò significa che il calcolo della pensione dipende sostanzialmente dai contributi versati durante l’intera vita lavorativa.
Uno stipendio troppo basso o pagato in nero significa dunque una pensione più bassa, cosa che avviene anche in caso di attività lavorativa non denunciata. Pensateci sempre! Il nuovo sistema pensionistico pubblico comporterà una co- stante diminuzione dell’entità delle pensioni. Diventa quindi indispensabile, per poter disporre durante la vecchiaia di un reddito tale da garantire un tenore di vita adeguato, iniziare per tempo a costruirsi una pensione complementare da aggiungere alla pensione pubblica obbligatoria.

Pensione complementare

Gli apprendisti che hanno superato con successo il periodo di prova possono aderire a un fondo pensione integrativo, ad esempio al “Laborfonds” della Regione Trentino-Alto Adige o ad altri fondi privati.
La quota minima da versare ogni mese da parte del lavoratore è pari all’1%, e può arrivare fino al 10%. Se l’apprendista sceglie “Laborfonds”, anche il datore di lavoro verserà un contributo mensile stabilito dal contratto collettivo. Trovate le percentuali nelle informazioni settoriali riportate nella seconda parte dell’Agenda Apprendisti.

Malattia

Qualora un apprendista si ammali o sia vittima di un infortunio fuori dal posto di lavoro è necessario osservare le seguenti norme. L’apprendista deve comunicare quanto prima al datore di lavoro la malattia (telefonicamente, via mail o tramite un parente o conoscente). Deve inoltre chiamare o recarsi da un medico, il quale stabilisce il tipo e i giorni di malattia; il medico compilerà anche il relativo certificato di malattia che verrà mandato telematicamente al datore di lavoro e all’Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS). Il paziente deve rimanere a casa dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 (sempre che non venga ricoverato in ospedale), poiché durante il suddetto orario può ricevere una visita di controllo da parte dell’INPS. Questo obbligo va rispettato anche per sabato, domenica e giorni festivi. Durante la convalescenza il lavoratore percepisce dal datore di lavoro un’indennità di malattia, il cui ammontare è definito dal contratto collettivo.
Anche gli apprendisti in caso di malattia di durata superiore a 3 giorni hanno diritto all’indennità di malattia da parte dell’INPS/NISF per un massimo di 180 giorni all’anno. L’indennità di malattia viene retribuita dal 4° giorno fino al 20° giorno di malattia e ammonta al 50% della normale retribuzione dell’apprendista, dal 21° al 180° giorno di malattia l’indennità ammonta a 66,66%.

Infortunio sul lavoro

Un infortunio, per quanto piccolo, occorso durante l’orario di lavoro oppure, in certi casi, anche in itinere tra il luogo di residenza e il posto di lavoro, va denunciato immediatamente al datore di lavoro o al preposto.

 

Importante: gli infortuni sul lavoro vengono trattati e certificati dall’ospedale e non dal medico di base. Il medico di base può solamente prolungare l’inabilità al lavoro.

Malattie professionali

L’esercizio di alcuni lavori e il contatto con determinate sostanze possono provocare danni alla salute. Se compaiono particolari sintomi l’apprendista deve informare immediatamente il datore di lavoro.
In caso di inabilità al lavoro permanenti superiori al 10% spetta una pensione d’infortunio.

INAIL

Va premesso che ogni dipendente deve essere assicurato contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
I contributi obbligatori vanno versati all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL). Si tratta di un’assicurazione obbligatoria che copre tutti gli infortuni occorsi durante il lavoro che comportano una parziale o totale inabilità al lavoro, temporanea o permanente, o addirittura la morte. L’infortunato percepisce una determinata prestazione. In caso di morte la stessa prestazione va agli eredi. Requisito fondamentale è il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro o della malattia professionale.
Le seguenti prestazioni assicurative spettano anche se la denuncia dell’infortunio è stata omessa: durante il periodo di convalescenza che segue un infortunio sul lavoro, l’INAIL corrisponde il 60% della retribuzione, alla quale viene sommato un importo aggiuntivo corrisposto dal datore di lavoro. L’importo complessivo va dal 75% al 100% del salario. Dopo tre anni decade ogni diritto a questa prestazione. Si può richiedere un anticipo sull’indennità per infortunio. Se le ferite riportate sono così gravi da rendere necessaria l’assistenza personale, viene riconosciuta su richiesta un’indennità d’accompagnamento. In caso di invalidità permanente (almeno l’11%) viene riconosciuta una pensione, calcolata in base al grado di abilità rimasta.

Sanzioni disciplinari

Ogni lavoratore, così anche l’apprendista, ha sì diritti, ma anche doveri. Il lavoratore è tenuto a osservare le direttive del datore di lavoro, deve rispettare gli orari di lavoro, motivare le sue assenze e svolgere al meglio i lavori che gli vengono affidati. Se un apprendista non si attiene alle regole, il datore di lavoro può procedere a sanzioni disciplinari regolamentate dalla legge e dai contratti collettivi. In proporzione alla gravità dell’infrazione sono previste le seguenti sanzioni: rimprovero scritto; ammonizione scritta; multa di massimo 4 ore di retribuzione trattenuta nella busta paga; sospensione del rapporto di lavoro e retribuzione di massimo 10 giorni; licenziamento disciplinare.
A parte il rimprovero verbale, tutte le sanzioni devono essere comunicate per iscritto, descrivendo anche il fatto accaduto. Un’eventuale contestazione da parte dell’apprendista deve essere immediata (non, ad esempio, dopo due mesi). L’apprendista ha 5 giorni di tempo per presentare le sue giustificazioni in forma scritta. Può anche chiedere un’audizione per potersi difendere di persona. Solamente dopo il datore di lavoro può comunicare la sanzione disciplinare, che può essere impugnata entro 20 giorni in sede arbitrale dall’ufficio di lavoro o in via giudiziale. Affidarsi ai sindacati è sempre utile.

Risoluzione dell’apprendistato

Il contratto di apprendistato può essere risolto al termine del rapporto con il preavviso previsto. Il rapporto va disdetto per iscritto (raccomandata con ricevuta di ritorno). Qualora il datore di lavoro o l’apprendista non recedano dal contratto, il rapporto di apprendistato si trasforma automaticamente in un rapporto di lavoro normale a tempo indeterminato.

 

 

Nel caso in cui il rapporto di lavoro cessi a conclusione del periodo di apprendistato, il datore di lavoro deve rispettare un periodo di preavviso fissato dal contratto collettivo. Se invece il rapporto di lavoro prosegue, per il lavoratore entrano in vigore le misure di tutela previste dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Licenziamento da parte del datore di lavoro

Il datore di lavoro può risolvere il rapporto di apprendistato in anticipo solo per cause gravi, che fondamentalmente sono:

1) licenziamento per giusta causa quando mancanze gravi da parte dell’apprendista impediscono la prosecuzione del rapporto di lavoro. L’apprendista viene licenziato in tronco, ovvero senza preavviso.

2) Licenziamento per giustificato motivo quando le mancanze sono meno gravi. In tal caso l’apprendista viene licenziato con preavviso.

3) Licenziamento per giustificato motivo oggettivo in caso di difficoltà finanziarie dell’azienda o di riorganizzazione della stessa.

Dimissioni del lavoratore

Le dimissioni sono una forma di recesso dal contratto di lavoro da parte del lavoratore. Tale facoltà può essere esercitata con il solo rispetto dell’obbligo di dare il preavviso previsto dai contratti collettivi. Se non si rispetta il preavviso si paga una penale economica. Anche durante il periodo di preavviso si applicano le normative sull’apprendistato.
Le dimissioni e le risoluzioni consensuali di rapporti di lavoro devono essere comunicate telematicamente sul portale del Ministero del Lavoro. I sindacati offrono tutto il supporto necessario.

Cambio azienda

Durante l’apprendistato è possibile passare ad un’altra impresa dello stesso settore solo per un motivo giustificato, o con il consenso dell’azienda.

Indennità di disoccupazione

In caso di risoluzione del rapporto di apprendistato gli apprendisti hanno diritto all’indennità di disoccupazione che si chiama NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego). La NASPI ammonta ca. al 75% della retribuzione media degli ultimi 4 anni, e si riduce mensilmente del 3% a partire dal terzo mese di fruizione.
La NASPI ha una durata massima della metà dei periodi lavorativi degli ultimi quattro anni. Se un apprendista ha già goduto di un’indennità di disoccupazione negli ultimi quattro anni, il periodo si riduce. Per ulteriori informazioni rivolgersi al patronato o ai sindacati.

Inserimento lavorativo

La Provincia Autonoma di Bolzano incentiva l’inserimento di persone disabili nel mondo del lavoro. Ciò vale anche per gli apprendisti. In caso di disabilità o invalidità almeno del 46% sussiste il diritto all’inserimento nel mercato del lavoro. Sono obbligati ad assumere disabili o invalidi le aziende e gli enti con oltre 15 dipendenti.

 

Nei centri di collocamento (già uffici del lavoro) della Provincia sono predisposti i rispettivi elenchi. Per informazioni è possibile rivolgersi al distretto sociale del proprio comprensorio oppure agli uffici competenti dell’Amministrazione Provinciale.

Maternità

Durante la gravidanza e il primo periodo di maternità la donna gode di particolari tutele e diritti regolamentati dalla legge n. 53/2000. Dall’inizio della gravidanza fino al compimento del primo anno di vita del bambino vige il divieto di licenziamento. Sarebbe pertanto opportuno inviare il prima possibile con raccomandata il certificato medico al datore di lavoro, in ogni caso prima dell’inizio dell’astensione obbligatoria dal lavoro. Il congedo obbligatorio per maternità comprende i due mesi antecedenti alla presunta data del parto e i primi tre mesi dopo il parto.

Per tale periodo è prevista un’indennità economica pari all’80% della retribuzione da parte dell’INPS, che in alcuni settori viene integrata dal datore di lavoro fino al 100 % della retribuzione. In caso di parto prematuro spettano sempre cinque mesi pieni, e in casi eccezionali anche di più. Il congedo di maternità deve essere anticipato anche su richiesta della donna incinta in presenza di complicazioni subentrate durante la gravidanza o per lavori pesanti riconosciuti dall’Ispettorato del Lavoro.

Congedo parentale

Il congedo parentale è un’astensione facoltativa dal lavoro che può essere usufruita da entrambi i genitori per l’educazione del proprio figlio, e che il datore di lavoro è sempre obbligato a concedere. I genitori adottivi hanno gli stessi diritti dei genitori naturali. Se il congedo parentale viene usufruito da un solo genitore, esso ammonta complessivamente a sei mesi; nel caso in cui ne usufruiscano entrambi i genitori, questi hanno diritto a dieci mesi. In presenza di un solo genitore sono previsti dieci mesi di congedo. Se il padre usufruisce di almeno tre mesi, riceve in aggiunta un altro mese. In tal caso entrambi i genitori hanno diritto, complessivamente, a undici mesi di congedo. Al padre spetta un congedo parentale obbligatorio nei primi cinque mesi di vita del bambino: due giorni per le nascite fino al 31-12-2017 e quattro giorni per le nascite 2018. Inoltre, al padre spetta un giorno facoltativo in più che verrà detratto dal congedo di maternità della madre.

Fino al sesto anno di vita del bambino i genitori ricevono il 30% della retribuzione per un periodo di sei mesi. Dal sesto anno in poi non è prevista alcuna re- tribuzione durante il congedo parentale. Per permettere ai genitori di conciliare meglio le esigenze famigliari e l’attività professionale è possibile usufruire del congedo parentale fino al dodicesimo anno di vita del bambino e godere del congedo anche a ore. Per l’usufrutto a giorni sono prescritti 5 giorni di preavviso, mentre per l’usufrutto a ore solo due giorni. Il congedo parentale può essere goduto anche attraverso la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno in part-time. Il part-time non può superare il 50% dell’orario di lavoro; l’opzione è usufruibile una sola volta.

"Aspettativa" per il bambino

Ogni madre ha diritto, durante il primo anno di vita del bambino, fino a due ore di riposo retribuito per ogni giornata di lavoro. Tali riposi possono essere anche suddivisi tra i genitori, o essere concessi al padre se la madre vi rinuncia. In caso di parto plurimo il diritto al riposo si raddoppia. Il diritto alle ore di riposo decade se nel primo anno di vita del bambino il congedo parentale viene goduto in forma di rapporto di lavoro a part-time.

 In caso di malattia del bambino entrambi i genitori hanno diritto ad aspettativa non retribuita: fino al terzo anno di vita del bambino in misura illimitata, dopodiché ogni genitore ha diritto a cinque giorni di lavoro all’anno, fino al compimento del 12° anno di vita.

Assegni familiari

La Provincia Autonoma di Bolzano ha introdotto l’assegno per i figli. Se il reddito del nucleo familiare non supera gli € 80.000 all’anno viene percepito un assegno di € 200 al mese per ogni figlio, per il periodo che va dalla nascita fino al compimento del terzo anno di età. A ciò si aggiunge l’assegno regionale al nucleo familiare, istituito dalla Regione Trentino-Alto Adige. Le famiglie con un solo bambino lo percepiscono fino al compimento dei sette anni;

 

a partire dal secondo figlio, ogni nucleo familiare ha diritto all’assegno regionale fino al compimento del 18° anno di due o più figli, ma soltanto se la famiglia non supera determinati livelli di reddito. Per il calcolo è determinante il DURP da allegare alla domanda. I patronati dei sindacati e delle associazioni sociali aiutano nella predisposizione del DURP.

Mobbing

Quando un collega è costantemente oggetto di critiche (che possono, tra l’altro, essere anche ingiustificate) e deve sopportare atteggiamenti di emarginazione e denigrazione a livello personale, allora si parla di mobbing. In gravi casi di mobbing è consigliabile intervenire con delle misure appropriate nell’organizzazione del lavoro e richiedere tempestivamente assistenza psicologica professionale (per esempio dai servizi di psicologia dell’Azienda Sanitaria).

 Alle persone afflitte si consiglia di confrontarsi apertamente con chi esercita il mobbing, siano essi superiori o colleghi, e di affidarsi a persone di fiducia.

Servizio militare

Da quando, con il 1° gennaio 2005, il servizio militare obbligatorio è stato abolito, è possibile prestare un servizio volontario nell’esercito per un anno. Chi intende trovare lavoro presso uno dei corpi delle forze armate dovrà prestare preventivamente un anno di servizio volontario presso l’esercito professionale.

Esame di fine apprendistato

Al termine del periodo di apprendistato, gli apprendisti devono sostenere un “esame di fine apprendistato” che, nei settori dell’artigianato e artigianato artistico, è chiamato anche “esame di lavorante artigiano” (Gesellenprüfung).

Nell’esame finale il candidato deve dimostrare di aver acquisito le abilità, le capacità e le conoscenze professionali necessarie. I giovani che superano l’esame di fine apprendistato vengono definiti “lavoranti artigiani” nei settori dell’artigianato e dell’artigianato artistico e “operai specializzati” nel settore industriale.

È l’esame finale, in cui l’apprendista deve dimostrare di aver acquisito le abilità, le capacità e le conoscenze professionali necessarie. Il diploma di fine apprendistato rappresenta una qualifica. I giovani che superano l’esame di fine apprendistato vengono definiti “lavoranti artigiani” nei settori dell’artigianato e dell’artigianato artistico, e “operai specializzati” nel settore industriale.

 

 

I diplomi di fine apprendistato conseguiti in Austria, Germania e Svizzera sono ritenuti equivalenti ai diplomi rilasciati in Alto Adige, purché corrispondano a una professione oggetto d’apprendistato riconosciuta in Provincia. Sono ammessi all’esame coloro che terminano il periodo di apprendistato e hanno concluso con esito positivo la scuola di formazione professionale. Importanti anche le disposizioni normative che consentono di sostenere l’esame finale con un periodo di apprendistato abbreviato, e che regolano l’equiparazione o l’equipollenza di titoli di diploma. Per tutte le informazioni su questa materia rivolgersi all’Ufficio Apprendistato e Maestro Artigiano. Con il superamento dell’esame finale si conclude il rapporto di apprendistato. Il datore di lavoro ha la possibilità di trasformare il rapporto di apprendistato in un rapporto lavorativo a tempo indeterminato, oppure di mettervi fine.

Esame di fine apprendistato

 

 

 

 

I diplomi di fine apprendistato conseguiti in Austria, Germania e Svizzera sono ritenuti equivalenti ai diplomi rilasciati in Alto Adige, purché rispondano ad una professione oggetto d’apprendistato riconosciuta in Alto Adige. Per maggiori informazioni consultare l’homepage dell’Ufficio Apprendistato e Maestro Artigiano.

Con il superamento dell’esame finale si conclude il rapporto di apprendistato. Il datore di lavoro ha la possibilità di trasformare il rapporto di apprendistato in un rapporto lavorativo a tempo indeterminato o anche di mettervi fine.

È ammesso a sostenere l’esame di fine apprendistato chi ha già terminato o termina, entro il mese fissato per l’esame, il periodo di apprendistato indicato nel contratto e ha concluso con esito positivo la formazione scolastica professionale;

È altresì ammesso all’esame per l’acquisizione di una qualifica professionale (professioni con durata triennale) chi è in possesso dell’attestato di uno specifico corso di formazione professionale triennale o quadriennale ed ha successivamente svolto, nella rispettiva professione, un periodo di pratica professionale di almeno 12 mesi in un’azienda. Periodi di pratica professionale inferiori a due mesi non vengono computati per il calcolo dei 12 mesi previsti;

All’esame per l’acquisizione di un diploma professionale (professioni con durata quadriennale) è ammesso chi è in possesso dell’attestato di uno specifico corso di formazione professionale triennale ed ha successivamente svolto, nella rispettiva professione, un periodo di pratica professionale di almeno 18 mesi in un’azienda, o chi è in possesso dell’attestato di uno specifico corso professionale quadriennale e ha successivamente svolto, nella rispettiva professione, un periodo di pratica professionale di almeno 12 mesi in un’azienda. Periodi di pratica professionale inferiori a due mesi non vengono computati per il calcolo dei 12 rispettivi 18 dodici mesi previsti;

Privatisti possono essere ammessi all’esame di fine apprendistato: è considerato privatista chi ha assolto l’obbligo formativo e ha maturato nella relativa professione un’esperienza almeno biennale, in caso di apprendistato triennale, oppure un’esperienza almeno triennale, in caso di apprendistato quadriennale. L’ammissione all’esame è validata dal direttore della scuola. Maggiori informazioni offre l’homepage dell’Ufficio Apprendistato e Maestro Artigiano,

Per apprendisti con diagnosi funzionale le scuole professionali altoatesine rilasciano anche qualifiche parziali con obiettivi e tempi di formazione individuali. La qualifica parziale descrive  le competenze raggiunte dall’apprendista con diagnosi funzionale.

 

Equipollenza/Equiparazione

Una qualifica professionale triennale conseguita all’estero può essere equiparata all’esame di fine apprendistato in Alto Adige. Altresì c’è la possibilità di farsi riconoscere l’equipollenza di una certa formazione professionale. Ciò significa che il diploma di una scuola professionale, seguito da un periodo di tirocinio professionale prestabilito, equivale a tutti gli effetti di legge al diploma di fine apprendistato, senza che vi sia la necessità di sostenere ulteriori esami. Tutte le informazioni rilevanti dà l’Ufficio Apprendistato e maestro artigiano.