14 Giugno 2017

„Gli appalti pubblici sono parte della politica sociale“

“La nuova legge sugli appalti pubblici in Alto Adige apre nuove possibilità, le quali tuttavia non vengono sfruttate al meglio per considerare anche gli aspetti sociali,” afferma la Presidente IPL Christine Pichler. Nel convegno odierno l’IPL ha riunito gli esperti locali per discutere in che modo sia possibile mantenere gli appalti pubblici in Provincia e allo stesso tempo far sì che i lavoratori siano trattati in modo equo e che gli attori non siano sopraffatti da burocrazia e controlli.

Da circa un anno e mezzo la Provincia di Bolzano ha approvato una legge per gli affidamenti di appalti pubblici. Attraverso questa legge vengono poste le condizioni per mantenere gli affidamenti in Provincia, garantire un livello delle condizioni di lavoro relativamente alto e rendere l’esecuzione meno burocratica possibile. Così dovrebbe essere in teoria. “Tuttavia, in pratica la situazione è diversa”, sostiene la Presidente IPL Christine Pichler. “Negli uffici dei sindacati si accumulano le controversie sulla mancata applicazione delle disposizioni dei contratti collettivi, così come le lamentele circa il peggioramento delle condizioni di lavoro.” Questo è stato l’impulso che ha portato l’IPL | Istituto Promozione Lavoratori ad organizzare il convegno di oggi, in collaborazione con esperti locali di alto livello per fare il punto sulla tematica ed individuare delle soluzioni.

Per la Presidente IPL Christine Pichler è importante chiarire che gli appalti pubblici sono parte della politica sociale. La direttiva UE 2014/24 potrebbe portare qui un vero e proprio cambiamento di paradigma, in particolare deve essere definito un principio fondamentale, che attraverso gli appalti pubblici metta al centro gli obiettivi sociali. “Se pensiamo, che il 18% del PIL dell’Unione Europea è dato dagli appalti pubblici, dobbiamo tenere ben presente quali finalità sociali si potrebbero raggiungere”, continua Pichler.

Thomas Mathà, direttore dell’Agenzia Contratti Pubblici ACP, vede la nuova legge provinciale per gli appalti pubblici principalmente come opportunità e nuovi margini d’azione. Il compito della politica è quello di creare le condizioni quadro attraverso le quali le amministrazioni aggiudicatrici e le imprese aggiudicatarie possano gestire gli affidamenti. I requisiti normativi in questo senso sono stati posti. “Nell’applicazione e nella gestione concreta dei bandi di gara abbiamo ancora bisogno di recuperare”, ammette il direttore dell’Agenzia.

Che il diavolo si nasconde nei dettagli lo ribadisce anche Gianluca Nettis della Stazione Unica Appaltante Servizi e Forniture. Nel suo intervento ha illustrato le novità normative in tema di appalti e i potenziali strumenti di tutela dei lavoratori a livello europeo, nazionale e locale. La cosiddetta valutazione della congruità delle offerte dovrebbe evitare le offerte anormalmente basse. Di tali verifiche sono incaricati in modo inequivocabile i responsabili del procedimento. Ciononostante egli ribadisce come l’Agenzia provinciale per gli appalti può fornire supporto e linee guida nell’elaborazione dei bandi di gara.

L’avvocato del lavoro Carlo Lanzinger è critico sulle continue modifiche alle disposizioni normative e alla corrispondente necessità di armonizzazione tra cornice normativa europea, nazionale e locale. La normativa provinciale sugli appalti è piuttosto limitata in materia di diritto del lavoro. Lanzinger evidenzia anche un aspetto sociale legato agli appalti: “Ciò che in un primo momento si rivela come risparmio per la pubblica amministrazione può diventare un boomerang. Quando parte dei lavoratori coinvolti (working poor) si devono rivolgere alla rete di assistenza sociale, viene alla luce come gli effetti sociali negativi sono maggiori dei risparmi nel breve periodo”.

Un momento centrale che in parte sovraccarica le stazioni appaltanti è la verifica delle offerte in sede di gara. Come spiega il direttore dell’ispettorato del lavoro, Sieghart Flader, “la verifica della congruità delle offerte in sede di gara dovrebbe essere affidata a degli esperti” e aggiunge come l’ispettorato del lavoro non ha né il compito né le risorse per potersi far carico della verifica della congruità delle offerte in maniera capillare.

I controlli sono sicuramente doverosi ma non dovrebbero gravare sulle imprese ribadisce Gert Lanz di lvh.apa Confartigianato Imprese. “Le imprese locali hanno tutto l’interesse a partecipare ad appalti pubblici e ad aderire ad accordi territoriali ma non possono oltre all’esagerata burocrazia farsi carico anche del ruolo di controllori”.

 Michele Buonerba nel suo ruolo di rappresentante dei sindacati nel comitato di indirizzo e coordinamento dell’Agenzia contratti pubblici, ribadisce come la provincia di Bolzano “sia l’unica in Italia ad aver introdotto i controlli di congruità del costo del personale rispetto all’intero importo dell’appalto in quei settori di servizi ad alta intensità di manodopera. Ora però è giunto il momento di applicare al più presto possibile le linee guida elaborate”.

A conclusioni simili arriva anche Heini Grandi di Legacoopbund. Il problema principale nell’ambito delle cooperative sociali è la non applicazioni di clausole sociali in parte perché poco conosciute, in parte perché difficili da applicare. In diversi casi le cooperative sociali hanno sviluppato in stretto rapporto con l’ente pubblico progetti sociali innovativi. Avviene però che troppo spesso la prassi è quella di aggiudicare attraverso il criterio del minor prezzo. In altre parole: l’ente pubblico non premia l’innovazione sociale.

La documentazione del convegno sarà disponibile sul sito internet dell’IPL:

http://afi-ipl.org/it/veranstaltungen/appalti-pubblici-documentazione-convegno

 Per ulteriori informazioni contattare il collaboratore scientifico Luca Frigo (T.0471 41 88 38, luca.frigo@afi-ipl.org) o Maria Lisa Maffei (T.0471 41 88 37, marialisa.maffei@afi-ipl.org).

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