20 Giugno 2017

6 modi per far fallire un tirocinio

Le vacanze estive, libere da lezioni e altri impegni, sono un buon momento per svolgere un tirocinio. Per ragazzi o giovani adulti è un’ottima occasione per fare un’esperienza concreta nel mondo del lavoro, mentre per le aziende per prendersi cura delle nuove leve. Dal 2013 l’IPL si occupa di valutare le esperienze di tirocinio degli studenti dell’unibz. L’analisi dei dati permette di individuare quegli errori che si devono evitare per non far fallire complementarmente un tirocinio.

#1 L’importante è guadagnare

Nello scegliere il tirocinio alcuni studenti (indagine 2016: l’11,3%) desiderano principalmente ottenere un compenso monetario. Facendo ciò, però, il tirocinio fallirà quasi sicuramente. L’azienda ospitante dovrebbe essere quella desiderata e il lavoro che si svolgerà dovrebbe piacere – anche se a volte la ricerca di un posto di tirocinio adeguato può essere gravosa e snervante. Indagine 2016: per il 60,1% e 65,7% la struttura desiderata e l’attività desiderata sono rispettivamente i criteri più importanti nella scelta del tirocinio.

#2 Allora, si comincia?

Non così in fretta. Prima dell’inizio del tirocinio bisogna organizzare un vero e proprio colloquio, nel quale si parli delle condizioni lavorative: dall’ambito di cui si occuperà il tirocinante al compenso per il lavoro svolto. Certamente il datore di lavoro potrebbe dire che molte cose non si sanno neanche e che non ci sono i soldi per pagare il tirocinante. Un buon datore di lavoro, però, non lo farebbe mai: chi ha voglia di perdere tempo? I rispondenti affermano di aver fatto un colloquio iniziale chiarificatore con il proprio tutor aziendale, dando alla qualità del colloquio un valore medio pari a 6,0 su una scala da 1 (pessimo) a 7 (molto buono).

 #3 Assumere un tirocinante? Sì, così qualcuno fa le fotocopie

Secondo alcuni datori di lavoro non ha senso spiegare i compiti al tirocinante, come neanche dargli impulsi tecnici e professionali. Affidarlo a una persona esperta che faccia da tutor viene considerato un vero e proprio spreco di tempo: il tirocinante deve aver la possibilità di farsi strada da solo. Nel peggiore dei casi potrà sempre fare fotocopie. Con queste premesse il tirocinio sarà di sicuro come un buco nell’acqua, non solo per il tirocinante, ma anche per il datore di lavoro. L’85,0% dei tirocinanti si è sentito, nello svolgimento delle proprie attività, come una risorsa per l’azienda e solo il 12,1% si è sentito come un tuttofare.

 # 4 Non c’è nulla da imparare

Stare in disparte e giorno dopo giorno svolgere gli stessi compiti, oppure smistare l’archivio e portare borse: ecco ciò che può succedere ad un tirocinante. Quando non si fa né si impara nulla si nuovo, non ci si può meravigliare se il tirocinio va in fumo. La soddisfazione complessiva con quanto imparato durante il tirocinio è molto buona. Gli studenti non solo vogliono conoscere una nuova materia, ma anche ottenere un metodo di lavoro pratico. Entrambi gli aspetti hanno ricevuto un valore medio di 5,8 su una scala da 1 a 7.

 #5 Da noi si fa così, punto e basta

“I tirocinanti possono veramente essere una sfida per la cultura aziendale” afferma un responsabile delle risorse umane in maniera diplomatica. Quello che intende è che i giovani, che ragionano e che vogliono imparare, possono essere una bella piaga per il funzionamento di un’azienda. Con questo atteggiamento è veramente insensato – per una struttura ospitante – assumere dei tirocinanti. “Trattamento corretto” del tirocinante e disponibilità da parte dei colleghi hanno ricevuto punteggi alti dagli studenti, ovvero entrambi 6,4 su una scala da 1 a 7.

# 6 Tirocinio finito e storia chiusa

Il programma di lavoro è stato svolto, le vacanze estive sono state riempite in qualche modo e si sono racimolati due soldi: caso chiuso! In situazioni del genere è improbabile che lo studente consigli ad altri il proprio tirocinio o che faccia pubblicità positiva tra quelli che sono i possibili futuri lavoratori. Il passaparola tra studenti che hanno svolto una buona esperienza di tirocinio è oro colato per le aziende. Queste ultime lo sanno e nella maggior parte dei casi si comportano di conseguenza, sfruttando l’opportunità di pubblicità gratuita. Il 60,1% dei tirocinanti raccomanderebbe “assolutamente” l’azienda presso la quale ha svolto il tirocinio, mentre il 34,0% la raccomanderebbe “nel complesso”.

Nel caso in cui si evitino questi sei errori, il tirocinio sarà un successo per entrambe le parti. L’indagine dell’IPL prova che né gli studenti né le aziende cadono così facilmente in queste sei trappole.

 Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere al coordinatore del progetto Werner Pramstrahler (T. 0471 41 88 44, werner.pramstrahler@afi-ipl.org) e alla collaboratrice scientifica Matilde Cappelletti (T. 0471 41 88 36, matilde.cappelletti@afi-ipl.org ).

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